L’ORA DIFFICILE saggio di Regia di Francesca Zerilli

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Dal 12 settembre alle 21.00 al 14 settembre alle 18.00 è andata in scena al Teatro Cometa Off di Roma. Un primo traguardo è stato raggiunto, tre ore difficili sono passate questi tre giorni in compagnia di persone magnifiche!
Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato, sostenuto e incoraggiato!
L’ ora difficile entra in modalità WORK IN PROGRESS… ci vediamo presto con tante novità!

L’ORA DIFFICILE

ispirato all’omonima opera di Pär Lagerkvist

Spettacolo di diploma di Francesca Zerilli,

Con:  Marianna Arbia, Lorenzo La Posta, Gabriele Paupini,

Benedetta Rustici.

traduzione: Andrea Di Manno
disegni: Valentino Biagetti
costumi: Benedetta Rustici

si ringraziano: Franco Perrelli, Giulia Lubian, Luciano Meldolesi, Luisa Macii, Simona Silvestri, Jessica Granato, Maria Silvestri, Antonio Zerilli.

L’ora difficile è costituito da tre quadri ambientati nello stesso luogo ma in spazi diversi. Il luogo che li accomuna è la mente dei tre protagonisti, gli spazi sono limitrofi o coincidenti con il regno della morte.

Nel primo quadro siamo un passo prima del regno dei morti, come fossimo ancora al di qua dello Stige; nel secondo quadro siamo ancora tra i vivi, nel terzo invece ci ritroviamo nel regno dei morti: i tre quadri quindi non sono consequenziali cronologicamente ma legati da tematiche coincidenti o affini.

In tutti e tre i casi il protagonista maschile è l’incarnazione dell’autore stesso in fasi diverse della vita: lo vediamo uomo scapolo, poi ragazzo innamorato e vecchio separato dalla moglie (entrambe queste fasi sono presenti nel II quadro), e infine bambino che non ha conosciuto altro amore che quello per la madre. Ognuno di loro è chiamato ad affrontare la propria morte e ognuna delle loro storie ha a che fare con una donna.

L’amante,la moglie, la madre, la nonna; sono figure necessarie alla crescita dell’autore come uomo e sono sempre strettamente collegate con il suo percorso di ricerca di fede. Infatti ogni tappa della sua vita si sviluppa in presenza di una donna. Così è anche per i suoi personaggi.

È una donna la figura che permette all’uomo elegante di dimostrare il suo status; è una donna che rappresenta il progressivo lasciarsi andare di Henrick; e sono due donne che rassicurano il ragazzino di trovarsi nel luogo giusto dove restare per l’eternità.

Con il procedere dei quadri i protagonisti perdono progressivamente il contatto con la vita e arrivano a una consapevolezza sempre più profonda della loro condizione. L’uomo elegante del primo quadro è ancora disperatamente attaccato ai suoi brandelli di vita; Henrick, nel secondo quadro sarebbe pronto a lasciarsi andare se solo avesse la possibilità di cambiare qualcosa della propria storia; il bambino del terzo quadro considera la propria vita come qualcosa di passato, concentrandosi sul suo stato attuale.

Altro elemento di fondamentale importanza nel testo è il tempo. Esso scorre anche oltre la vita e scandisce ogni attimo del percorso dei tre protagonisti: è il vincolo attraverso il quale l’autore si permette di deformare i contorni della realtà attorno a loro. Il tempo si dilata in alcuni momenti fino all’estremo,per poi tornare al suo regolare scorrere.

Personaggi a metà tra la vita e la morte abitano l’immaginazione dei protagonisti: un gobbo passato ormai a miglior vita il cui ruolo ci rimane oscuro: non sappiamo se la sua presenza vuole essere d’aiuto all’uomo elegante o di semplice osservazione sadica del momento di caduta di qualcuno che in vita era stato più potente di lui; due grigi angeli custodi della vita e un operaio intento a liberare il telegramma-anima di Henrick; una carovana di esseri, appartenenti non si sa a quale mondo, a veglia di un moribondo; l’ex moglie di Henrick, Elise, una donna enorme ossessionata dal cibo e da strani passatempi; due vecchi che convivono da millenni, assieme ad una scimmia, in un regno indefinito nell’aldilà.

Lagerkvist dipinge con colori violenti la vita, su sfondo nero.

Fa esplodere gli ultimi attimi del tempo di un uomo in una polvere finissima, lasciandolo a cercare di riattaccarsi la sua storia addosso. Strappa via con la forza di un fiume di mostri la speranza di una riconciliazione tra un uomo e l’amore della sua vita. Sottrae goccia a goccia il tempo a un ragazzo che cerca il significato della vita nel buio regno dei morti, per poi inghiottire sonoramente la fine del suo tempo di ricerca quando il giovane si ferma tra le braccia di una vecchia.

Brutale e scrupoloso, ma allo stesso tempo ironico e distaccato nella sua esplorazione della vita attraverso la morte.

Nonostante il tema cupo, la sua indagine non si occupa dello strascico d’ansia che veste la morte nel nostro immaginario: il trapasso è esplorato nella sua esistenza pura, senza le pesanti paure del caso. La curiosità è la chiave attraverso la quale accede a domande sempre più profonde, in luoghi in cui briciole di risposte si affiancano a infinite possibilità.

Il modo in cui Lagerkvist indaga un tema tanto importante come quello della morte è un’ancora di salvezza per il pensiero. Un rimedio che scioglie la paura di parlare della faccia nascosta della vita, attraverso il solo domandarsi cosa succeda dopo. Non fugge il percorso di scoperta, lo attraversa anzi con la migliore delle attitudini. Le sue parole regalano la possibilità di relazionarsi con lo scorrere del tempo fino alla nostra ultima ora; la possibilità di relazionarcisi davvero, senza sconti ma anche senza alcuna ansia. Un riquadro di pace da dedicare a noi stessi, nella nostra vita frenetica.


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