IL DON GIOVANNI, di e con Filippo Timi

Di  |  0 Comments

IL DON GIOVANNI

3 | 15 marzo .15

di e con Filippo Timi

e con (in ordine di apparizione)
Umberto Petranca, Alexandre Styker
Lucia Mascino, Matteo De Blasio
Elena Lietti, Fulvio Accogli, Marina Rocco
Roberto Laureri

regia e scena Filippo Timi
luci Gigi Saccomandi
costumi Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele
regista assistente Fabio Cherstich
La scena è stata realizzata presso il Laboratorio del Teatro Franco Parenti

orari spettacolo
prima ore 21.00
martedì e venerdì ore 21.00
mercoledì e sabato ore 19.00
giovedì e domenica ore 17.00
lunedì riposo
durata 2 ore e 20’ + intervallo

Produzione Teatro Franco Parenti e Teatro Stabile dell’Umbria

Attore, regista, scrittore, Filippo Timi dopo una lunga ed eterogenea esperienza teatrale, arriva al grande schermo e alla televisione con cui ottiene grande popolarità e riconoscimenti. Ma è sempre il teatro il perno della sua carriera artistica, che ora lo vede regista e interprete e autore del suo Don Giovanni. Né secondo Molière né secondo Mozart quindi, semplicemente secondo Filippo Timi: il mito di Don Giovanni riscritto dal più irriverente dei giovani artisti italiani.

Rivisitando il mito del Burlador de Sevilla sulla falsariga del libretto di Da Ponte, Timi si spinge oltre il divieto del filosofo-matematico Friedrich von Hardenberg, in arte Novalis, che sul finire del Settecento dichiarava che “l’infinito e la donna sono incomprensibili perché nessuno dei due può venire elevato al quadrato”. Con spezzature, metafore, allusioni e ironie il gioco di Timi mira a fare esplodere una tradizione che va dalla leggenda di Orfeo sbranato dalle femmine invasate, fino alla sprezzante definizione che il darwiniano Richard Dawkins ha dato di Dio (un “meme” particolarmente invasivo: quasi un virus della psiche), passando per l’arte della fuga, non solo scenica ma anche musicale (pensiamo a Bach), per la dissoluzione delle istituzioni, per la forza anarchica della passione che alla fine distrugge se stessa.

L’esito paradossale è una sorta di religione della mente, “con un Dio così umano da far tenerezza… che non cerca il bene, che non combatte il male e finalmente si arrende alla bellezza della vita”. È la religione impossibile sognata da Nietzsche, che si realizza nella magia della scena.

 

Fulvio Accogli è diplomato alla Cometa

Foto Le Pera.


Scuola di Teatro Roma | Come Iscriversi