CRAVE regia di Pierpaolo Sepe a Napoli con Dacia D’Acunto.

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DI SARAH KANE
CON GABRIELE COLFERAI, DACIA D’ACUNTO, GABRIELE GUERRA, MORENA RASTELLI SCENE/SET DESIGN FRANCESCO GHISU
COSTUMI ANNAPAOLA BRANCIA D’APRICENA
LUCI CESARE ACCETTA
MOVIMENTI DI SCENA CHIARA OREFICE
REGIA PIERPAOLO SEPE
PRODUZIONE ASSOCIAZIONE CASA DEL CONTEMPORANEO

DATE 6 GIUGNO (ORE 23.00), 7 GIUGNO (ORE 19.30), 8, 9 GIUGNO (ORE 21.00)
LUOGO SALA ASSOLI
DURATA 1H
LINGUA ITALIANO

Autrice britannica prematuramente scomparsa nel 1999, Sarah Kane nella sua breve vita ha scritto cinque testi teatrali. Inizialmente accusata di essere volutamente provocatoria per i temi trattati, in realtà la Kane ha dimostrato notevoli capacità stilistiche indagando gli abissi del dolore e del desiderio, della speranza e della disperazione. Nel saggio Love me or kill me. Sarah Kane e il teatro degli estremi Graham Saunders scrive: «Come una poesia Crave, è più suggestiva che trasparente. Con le sue costanti dichiarazioni di speranza – e di buone intenzioni – seguite dalla disperazione – e da ricadute – è un lavoro paradossale. Vi è una lotta costante tra la perdita di controllo e un bisogno disperato di riconquistarlo. L’intensità di Crave tende a provocare impressioni visive: vite danneggiate, sentimenti d’amore e di privazione, permeano l’opera come macchie su una foto Polaroid». Sarà Pierpaolo Sepe a mettere in scena, per questa edizione del Festival, Crave: «Qualsiasi modalità si scelga per mettere in scena un testo di Sarah Crane, lo si tradirà. Il motivo è insito nella scrittura stessa di Crave, in italiano tradotto come “Febbre”, che racchiude, nel suo titolo originale, il violento e inappagato desiderio dell’autrice per la vita, la bellezza e la verità. Un bisogno tanto irraggiungibile da portarne alla prematura scomparsa per sua stessa mano: una non scelta, l’incapacità assoluta di sopravvivere al mondo, propria delle anime fragili. “Non si è mai così forti come quando si sa di essere deboli”, se si accetta l’orrore, l’incapacità, il dolore, l’umanità. Dalla scrittura della Kane nasce un testo di parole incatenate, rapido susseguirsi di concetti spezzati e concitati, al teatro spetta il ruolo di trasformarlo in immagini, dar colore all’oscurità, ordine al caos e disordine alla riga. Interpretare e, dunque, tradire, con il desiderio, quello più assoluto. Crave».

 

Dacia so è diplomata alla Cometa


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